me lo segno

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Aug 22

ci sedemmo dalla parte del torto visto che gli altri posti erano già occupati (b. brecht)


Aug 14

Aug 6

Matrix Zen

Bambino: Non cercare di piegare il cucchiaio. È impossibile. Cerca invece di fare l’unica cosa saggia: giungere alla verità.

Neo: Quale verità?
Bambino: Che il cucchiaio non esiste.
Neo: Il cucchiaio non esiste?
Bambino: Allora ti accorgerai che non è il cucchiaio a piegarsi, ma sei tu stesso.

Neo: Mi fanno male gli occhi.
Morpheus: Perché non li hai mai usati.

alkemilk


Aug 5

La “qualità”, non solo nell’immagine, ma nell’intera nostra esistenza, è determinata dall’espressione di talento, passione e coraggio. Viviamo all’ombra di una “piramide culturale” che cioscura il pensiero pensante. Tra non più di quarant’anni ci si ricorderà di questo periodo come culturalmente lugubre, dalle luci notturne rosse che spengevano il verde notturno delle piante e appiattivano le forme, in cui l’arte era soffocata e la dignità del bello e del gentile denigrata. Se il volume della piramide è pari a un terzo del volume del prisma, ciò che ci rimane è presto detto: nulla. Cerchiamo la via d’uscita da questo stato soffocante perchè da troppo tempo, ormai, ci manca l’aria. La rassegnazione dilagante che ci circonda è la prima alleata di un mondo in cui ilmerito è rlativo, soppiantato dalla sensazione, e il sensazionalismo si nutre della rassegnazione stessa che lo ha generato, creando un vortice di asfissiante grigiore che, ci chiediamo perchè, ha lasciato senza ossigeno tutti noi, trovatici nudi di fronte al facile e al superficiale, divenuti un valore a scapito del bello e del raro. 
Ma non è poi così “difficile”, essere superficiali. Se allora l’arte è forza, questa deve guardare ed illuminare. Non limitandosi più, dunque, ad informare. Ma protesa a guardare comunicando. E così, finalmente, a cambiare. Per non essere passati da queste parti senza essere esistiti mai.
Dopo alcuni progetti in cui ci siamo incontrati e abbiamo collaborato, e dopo esserci conosciuti in produzioni itineranti, abbiamo deciso di unirci ed associarci. Per non restare mummificati all’ombra della piramide. Per fotografare questo tempo 24 volte al secondo e lasciareimmagini.

milano cinema


Aug 1

Jul 28

plettrude:

io mi adoro sinceramente e mi sceglierei decisamente come amica e amante, ma fidanzata proprio no, davvero.

http://carriebradshaw.tumblr.com/


plettrude:

Ho portato con me solo quello che voglio essere ancora.

http://www.aspettaunattimo.com/


Jul 27
mrmozorising:

artsblog » Il realismo poetico di Hopper a Milano
Aprirà a Milano il 15 ottobre l’antologica di Edward Hopper. Finalmente. In moltissimi, me compresa, da tanto tempo aspettavano in Italia una mostra dedicata alla carriera del (il più?) grande artista statunitense del XX secolo (1882-1967).
160 opere, per una grande mostra “classica”, suddivisa in sette sezioni tematiche e cronologiche: “Autoritratti”, “Formazione e prime opere”, “Hopper a Parigi”, “La definizione dell’immagine: Hopper incisore”, “L’elaborazione di Hopper: dal disegno alla tela”, “L’erotismo di Hopper”, “I concetti essenziali: il tempo, lo spazio, la memoria”. Di tutta la produzione dell’artista, quello che lo ha reso famoso e speciale è la sua capacità unica nella resa della solitudine umana nella vita americana, e dell’uomo contemporaneo in generale.
Realista perfetto, celebre soprattutto per le sue opere degli anni ‘30, ‘40 e ‘50, Edward Hopper difficilmente ritrae più di un soggetto nelle sue tele. E quando le persone sono più di una (come nel famoso “Nighthawks”), distanza e incomunicabilità le caratterizzano. Fotografie della scena americana, i quadri mostrano spazi urbani, interni ed esterni, o rurali che appaiono comunque metafisici, silenti, dove l’uomo occupa lo spazio con la sua solitudine. Tempi sospesi, luci eterne, Hopper ipnotizza. Non è solo un realista, ma un poeta.
Dopo Palazzo Reale, la mostra farà tappa a Roma (16 febbraio - 13 giugno 2010) e poi a Losanna.
Edward Hopper a Palazzo Reale
non vedo l’ora!

mrmozorising:

artsblog » Il realismo poetico di Hopper a Milano

Aprirà a Milano il 15 ottobre l’antologica di Edward Hopper. Finalmente. In moltissimi, me compresa, da tanto tempo aspettavano in Italia una mostra dedicata alla carriera del (il più?) grande artista statunitense del XX secolo (1882-1967).

160 opere, per una grande mostra “classica”, suddivisa in sette sezioni tematiche e cronologiche: “Autoritratti”, “Formazione e prime opere”, “Hopper a Parigi”, “La definizione dell’immagine: Hopper incisore”, “L’elaborazione di Hopper: dal disegno alla tela”, “L’erotismo di Hopper”, “I concetti essenziali: il tempo, lo spazio, la memoria”. Di tutta la produzione dell’artista, quello che lo ha reso famoso e speciale è la sua capacità unica nella resa della solitudine umana nella vita americana, e dell’uomo contemporaneo in generale.

Realista perfetto, celebre soprattutto per le sue opere degli anni ‘30, ‘40 e ‘50, Edward Hopper difficilmente ritrae più di un soggetto nelle sue tele. E quando le persone sono più di una (come nel famoso “Nighthawks”), distanza e incomunicabilità le caratterizzano. Fotografie della scena americana, i quadri mostrano spazi urbani, interni ed esterni, o rurali che appaiono comunque metafisici, silenti, dove l’uomo occupa lo spazio con la sua solitudine. Tempi sospesi, luci eterne, Hopper ipnotizza. Non è solo un realista, ma un poeta.

Dopo Palazzo Reale, la mostra farà tappa a Roma (16 febbraio - 13 giugno 2010) e poi a Losanna.

Edward Hopper a Palazzo Reale

non vedo l’ora!


“I saw Woodstock on Google Maps”

weekendance:

Come parzialmente preannunciato la settimana scorsa: capita che la Triennale Bovisa, in un inspegabile impeto di Milano-realmente-città-europea, abbia deciso non solo di organizzare una mostra fotografica dedicata a Woodstock – “Woodstock: The After Party” – ma pure di farla sonorizzare ogni settimana a un dj/giornalista/sound designer diverso. Per farla molto breve, questa settimana tocca al sottoscritto, che ha prodotto un mixtape di cui trovate tracklist integrale qui sotto, e di cui è possibile ascoltare gli ultimi cinque pezzi sul sito di Rolling Stone. Il tema – dovendo proprio sfanfaronare di averne pensato uno – è quello deeply couplandiano dello sfasamento della cronologia, della sovrapposizione delle epoche e dell’inevitabile finire a leggere lo “ieri” con i mezzi tecnici dell’“oggi”. «I saw Woodstock on Google Maps», appunto. TRIENNALE BOVISA

01. Kool & The Gang - Summer Madness (intro)
02. The Velvet Underground - Ocean
03. Mendes & Alcada - Coaster (Idjut Boys version)
04. John Martyn - Big Muff
05. Neil Young - Mr. Soul (12” 1982 extended version)
06. Holger Hiller - Das Feuer (Pilooski edit)
07. Jack Penate - Tonights Today (extended dubbed)
08. The Glass - Wanna Be Dancin (In Flagranti remix)
09. Illés - Nekem Oly Mindegy
10. The Time & Space Machine - Only Dreaming
11. Volcanic Drive - Hardfeelingsuk
12. America - Horse With No Name (Leo Zero rework)
13. The Chambers Brothers - Time Has Come Today
13. (Woodstock crowd rain chant)
14. DJ Falcon & Thomas Bangalter - Together (spoken part)
15. CFCF - Invitation To Love
16. The Faint - Battlehymn For Children (Tensnake dub)
17. The Hollies - The Air That I Breathe


Jul 26